All’uomo servono criteri, unità di misura, contrappesi: ad esempio il denaro; il denaro è prima di tutto un contrappeso, un eguagliare la cosa, un identificarla. E’ il denaro che mantiene lo scambio in equilibrio (livello 0), che giustifica cioè lo scambio evitando il formarsi di imbarazzanti scompensi–io ti darò questo, perchè tu mi hai dato questo, perchè lui ti ha dato quest’altro…cfr. con la tragedia e la colpa dei padri che si trasferisce e la catena del delitto di sangue che contagia; la vendetta è desiderio di annullare lo scompenso (che in questo caso è la colpa), il resto, rimasto ingiustificato, sospeso. Debito e credito nel tempo (vedi altri articoli).
L’alternativa al denaro infatti non è il baratto; il baratto è già denaro, già giustificazione, contrappeso per eguagliare un sospeso. Il vero opposto del denaro è il dono. Nel dono libero io non sto più percependo ciò che mi è donato come debito, cioè come qualcosa da eguagliare, come sospeso, ma come qualcosa che rimane liberamente ingiustificato; nel dono io sono libero di negare la risposta, il contrappeso. Il dono è per eccellenza ciò che non chiede di essere uguagliato. La stessa cosa è percepita da colui che regala, che compie il gesto del dono: ciò che egli da non è percepito come credito, come sospeso che deve essere uguagliato in futuro; non si esige un contrappeso. Il dono, come il mondo del fare, è un altra differenza che libera dal contrappeso, dalla giustificazione.
Questa differenza deve essere riconosciuta; si deve dire “è un dono”, si dona quando è festa, ecc…
Quindi le conclusioni che possiamo trarre sono che l’uomo ha ossessione dell’ingiustificato, del sospeso, in tutte le sue forme. Ha allora inventato due modi per gestirlo: 1- Sopprimere il giustificato; quindi annullarlo con un contrappeso, o rimanendo nel giustificato, nascondendolo (livello 0); 2-Riconoscersi l’un l’altro l’ingiustificato, considerandolo come differenza riconosciuta; questo è un superare l’ingiustificato mantenendolo (aufheben). Nel primo caso io non faccio un regalo per evitare la sensazione di “conto in sospeso” che ne deriverà; nel secondo, io faccio un regalo, e supero la spiacevole sensazione dell’avere un conto in sospeso riconoscendo con gli altri che quell’atto è ingiustificato, cioè è giustificato nella sua ingiustificatezza. E’ sempre un dire: questo è diverso, questo può rimanere così; appunto, è un regalo, non ti preoccupare.